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sabato 17 novembre 2012

UN VIDEO


PROPONGO PER GLI AMICI DI QUESTO BLOG UN OMAGGIO CHE MI È STATO FATTO DALL’AMICO GIOVANNI SCORZAFAVE E DAI SUOI COLLABORATORI CHE, OVVIAMENTE, RINGRAZIO DI CUORE:



mercoledì 30 maggio 2012

Dialogo con il terremoto di Dante Maffia


“Dialogo con il terremoto” è una poesia di Dante Maffia, pubblicata nella raccolta “Sbarco clandestino” nella sezione “L’Aquila”. È un drammatico dialogo tra una bambina e il terremoto, che sconvolge prepotentemente la sua vita. Un colloquio drammatico e tenero nello stesso tempo e se letto sullo sfondo delle nuove macerie che hanno tolto respiro e abbattuti sogni ha il sapore amaro che solo la vita sa distribuire con il suo carico di dolori e di mistero.

Dialogo con il terremoto
di Dante Maffia

venerdì 25 maggio 2012

Amo le tue rughe





Amo le tue rughe
di Giovanni Pistoia



Lasciami accarezzare le tue timide rughe,
lascia che io ne avverta il calore,
il palpito intenso i sospiri l’ansia l’amore.

Cancellarle? E perché mai! È come togliere
il letto al fiume, il rosaio alle rose, l’onda al mare.
Lascia che io ami le tue rughe;

tu, forse, non lo sai, ma sono la mia fuga,
il mio rifugio di velluto. Lascia
che le tue rughe siano anche le mie;

il labirinto del viaggio, il tuo il mio.
Vuoi cancellare forse la via? la vita? l’amore?
Lasciami baciare il tuo viso, quello dolce di sempre;

la sua bellezza racchiusa nel sorriso del tempo.

in: AA.VV., Tra un fiore colto e l’altro donato, Aletti Editore, Villalba di Guidonia (RM), 2012

Ci vuole pazienza nell’amore di Davide Rondoni


Ci vuole pazienza nell’amore
di Davide Rondoni


Ci vuole pazienza nell'amore
e anche impazienza,

luce ma lasciare
spazio anche per l'ombra.

Lo sa il vecchio pino, alto, nel cortile
che ha veduto dalle finestre
e fermato il volo
di parole che per tristezza volevano buttarsi
e poi ha veduto

vetri spalancarsi al sole
spinger via paura, stanchezza
e il morire delle case.

Lo sa che ha trattenute appese
le voci cambiate dei ragazzini
e le occhiate delle donne
sole a fumare alle finestre.

Ci vuole pazienza nell'amore
e anche furia,
la furia bella dei bambini
che ridono e capriòlano
quando ritorna qualcuno,
e fan le corse in corridoio, si fan notare

e quella del pino antico che nel gelo
e nel cupo silenzio della città
stringe le radici, nascoste
come un ferito le sue cicatrici.


lunedì 21 maggio 2012

Sopra un inganno metafisico di Salvatore Martino


SOPRA UN INGANNO METAFISICO
di Salvatore Martino                                 
 a Dante Maffia

mercoledì 16 maggio 2012

Una rosa bianca di Josè Martì


Una rosa bianca
di Josè Martì

Coltivo una rosa bianca
in luglio come in gennaio
per l’amico sincero
che mi dà la sua mano franca
Per chi mi vuol male e mi stanca
questo cuore con cui vivo
cardi né ortiche coltivo
coltivo una rosa bianca.

Cultivo una rosa blanca
en julio como en enero,
para el amigo sincero
que me da su mano franca.
Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo,
cardo ni oruga cultivo:
cultivo una rosa blanca.

http://giovannipistoia.blogspot.com
 

sabato 12 maggio 2012

LA COLLANA


A mia madre di Giuseppe Ungaretti


A mia madre
di Giuseppe Ungaretti

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro

A mia madre di Eugenio Montale


A mia madre
di Eugenio Montale


Ora che il coro delle coturnici
ti blandisce dal sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco, or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un’ombra la spoglia
                            (e non è un’ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi)
chi ti proteggerà? La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto di una
vita che non è un’altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell’esilio
folto d’anime e voci in cui tu vivi.
E la domanda che tu lasci è anch’essa
un gesto tuo, all’ombra delle croci.