PROPONGO PER GLI AMICI DI QUESTO BLOG UN
OMAGGIO CHE MI È STATO FATTO DALL’AMICO GIOVANNI SCORZAFAVE E DAI SUOI
COLLABORATORI CHE, OVVIAMENTE, RINGRAZIO DI CUORE:
I lunghi colloqui con i libri sono i miei silenzi più creativi BLOG a cura di Giovanni Pistoia
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sabato 17 novembre 2012
giovedì 2 agosto 2012
giovedì 28 giugno 2012
L’indefinibile poeta di Giovanni Pistoia
mercoledì 30 maggio 2012
Dialogo con il terremoto di Dante Maffia
“Dialogo
con il terremoto” è
una poesia di Dante Maffia, pubblicata nella raccolta “Sbarco clandestino”
nella sezione “L’Aquila”. È un drammatico dialogo tra una bambina e il
terremoto, che sconvolge prepotentemente la sua vita. Un colloquio drammatico e
tenero nello stesso tempo e se letto sullo sfondo delle nuove macerie che hanno
tolto respiro e abbattuti sogni ha il sapore amaro che solo la vita sa
distribuire con il suo carico di dolori e di mistero.
Dialogo con il
terremoto
di
Dante Maffia
martedì 29 maggio 2012
venerdì 25 maggio 2012
Amo le tue rughe
Amo le tue rughe
di Giovanni Pistoia
Lasciami accarezzare le tue timide
rughe,
lascia che io ne avverta il calore,
il palpito intenso i sospiri l’ansia
l’amore.
Cancellarle? E perché mai! È come
togliere
il letto al fiume, il rosaio alle rose,
l’onda al mare.
Lascia che io ami le tue rughe;
tu, forse, non lo sai, ma sono la mia
fuga,
il mio rifugio di velluto. Lascia
che le tue rughe siano anche le mie;
il labirinto del viaggio, il tuo il
mio.
Vuoi cancellare forse la via? la vita?
l’amore?
Lasciami baciare il tuo viso, quello
dolce di sempre;
la sua bellezza racchiusa nel sorriso
del tempo.
in: AA.VV., Tra un fiore colto e l’altro donato, Aletti Editore, Villalba di
Guidonia (RM), 2012
Ci vuole pazienza nell’amore di Davide Rondoni
Ci vuole pazienza nell’amore
di Davide Rondoni
Ci vuole pazienza nell'amore
e anche impazienza,
e anche impazienza,
luce ma lasciare
spazio anche per l'ombra.
spazio anche per l'ombra.
Lo sa il vecchio pino, alto, nel cortile
che ha veduto dalle finestre
e fermato il volo
di parole che per tristezza volevano buttarsi
e poi ha veduto
che ha veduto dalle finestre
e fermato il volo
di parole che per tristezza volevano buttarsi
e poi ha veduto
vetri spalancarsi al sole
spinger via paura, stanchezza
e il morire delle case.
spinger via paura, stanchezza
e il morire delle case.
Lo sa che ha trattenute appese
le voci cambiate dei ragazzini
e le occhiate delle donne
sole a fumare alle finestre.
le voci cambiate dei ragazzini
e le occhiate delle donne
sole a fumare alle finestre.
Ci vuole pazienza nell'amore
e anche furia,
la furia bella dei bambini
che ridono e capriòlano
quando ritorna qualcuno,
e fan le corse in corridoio, si fan notare
e anche furia,
la furia bella dei bambini
che ridono e capriòlano
quando ritorna qualcuno,
e fan le corse in corridoio, si fan notare
e quella del pino antico che nel gelo
e nel cupo silenzio della città
stringe le radici, nascoste
come un ferito le sue cicatrici.
e nel cupo silenzio della città
stringe le radici, nascoste
come un ferito le sue cicatrici.
lunedì 21 maggio 2012
Sopra un inganno metafisico di Salvatore Martino
SOPRA UN INGANNO METAFISICO
di
Salvatore Martino
a Dante Maffia
mercoledì 16 maggio 2012
Una rosa bianca di Josè Martì
Una rosa bianca
di
Josè Martì
Coltivo
una rosa bianca
in luglio come in gennaio
per l’amico sincero
che mi dà la sua mano franca
Per chi mi vuol male e mi stanca
questo cuore con cui vivo
cardi né ortiche coltivo
coltivo una rosa bianca.
in luglio come in gennaio
per l’amico sincero
che mi dà la sua mano franca
Per chi mi vuol male e mi stanca
questo cuore con cui vivo
cardi né ortiche coltivo
coltivo una rosa bianca.
Cultivo
una rosa blanca
en julio como en enero,
para el amigo sincero
que me da su mano franca.
Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo,
cardo ni oruga cultivo:
cultivo una rosa blanca.
en julio como en enero,
para el amigo sincero
que me da su mano franca.
Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo,
cardo ni oruga cultivo:
cultivo una rosa blanca.
http://giovannipistoia.blogspot.com
sabato 12 maggio 2012
A mia madre di Giuseppe Ungaretti
A mia madre
di
Giuseppe Ungaretti
E
il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai
tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
E
solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai
d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro
e avrai negli occhi un rapido sospiro
A mia madre di Eugenio Montale
A mia madre
di
Eugenio Montale
Ora
che il coro delle coturnici
ti blandisce dal sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco, or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un’ombra la spoglia
ti blandisce dal sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco, or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un’ombra la spoglia
(e non è un’ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi)
chi ti proteggerà? La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto di una
vita che non è un’altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell’esilio
folto d’anime e voci in cui tu vivi.
E la domanda che tu lasci è anch’essa
un gesto tuo, all’ombra delle croci.
o gentile, non è ciò che tu credi)
chi ti proteggerà? La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto di una
vita che non è un’altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell’esilio
folto d’anime e voci in cui tu vivi.
E la domanda che tu lasci è anch’essa
un gesto tuo, all’ombra delle croci.
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