venerdì 25 novembre 2011

Vino di versi





Vino di versi
di Giovanni Pistoia

  


Queste poesie, accessibili, probabilmente, solo al suo autore, sono bellissime.

Vuoi dire che sono incomprensibili agli altri?

Certo, questo voglio dire.

Sei tu l’autore di queste poesie?

No, non sono io.

Ma, allora, sei uno dei pochi che le ha comprese?

No, non ho capito un bel niente, sono super criptate. Impenetrabili.

Scusami: se anche per te sono poesie incomprensibili, perché dici che sono bellissime?

Ma perché una persona come me non può fare la figura dell’ignorante; uno come me, che ha una dignità culturale da difendere, non può dire che non ha capito niente!

E se io ti chiedessi di leggermi e di spiegarmi una di queste poesie super criptate, cosa mi diresti?

Ti darei una spiegazione super criptata, e tu non potrai dire che non hai capito la poesia e neanche la spiegazione; finirai per dire che hai inteso tutto.

Ho capito, cioè no.

Ma perché devono esserci poesie super criptate? Sono davvero così profonde e ricche di significato che solo una mente super dotata può capire?

Una poesia può essere difficile da comprendere, ma con lo studio e una particolare sensibilità, oltre che una necessaria preparazione culturale da parte di chi legge, riesce a svelarsi, e può stupirti, rapirti. Ma io non mi riferisco a quelle poesie, ma a queste super criptate, da quiz: normalmente non sono profonde, non hanno niente da dire, nulla da comunicare agli altri ma, evidentemente, sono necessarie all’autore.

E se è chiara sin da subito, non è, forse, poesia?

Se chi ascolta o legge una poesia, e la comprende senza difficoltà (ma un testo va letto ripetutamente, e a distanza di tempo), può darsi che ha davanti qualcosa di semplicistico, di banale, di ovvio, detto, probabilmente, anche stilisticamente in modo perfetto, oppure è fortunato, quella poesia è un dono, un bicchiere d’acqua fresca bevuta alla sorgente, un vero ristoro.

Per favore, cerca di non essere complicato.

Parlo, ovviamente, per me: quando leggo una poesia e mi trasmette subito qualcosa, e mi rinfresca come un bicchiere d’acqua di sorgente, vuol dire che il poeta è riuscito a … rinfrescarmi; a volte leggo poesie stilisticamente perfette, per quanto discutibile e soggettivo possa essere ciò, e, nonostante la buona tecnica, non mi comunicano niente, restano mute. Può anche darsi, però, che riescono a essere fresche di sorgente per altri.

E allora quelle super criptate, come li chiami tu, bisogna scartarle?

No. Bisogna leggerle, rileggerle, studiarle, cercare di entrare in sintonia con l’autore, a volte basta un niente, e tutto appare chiaro, illuminante. Versi che in un primo momento possono sembrare inaccessibili appaiono limpidi, stupendi, vere opere d’arte. Penso, in fondo, che una poesia abbia sempre bisogno di una decodificazione.  Quando, nonostante lo scavo interpretativo, resti freddo, continui a non comprendere, a non emozionarti, qualcosa che non va ci sarà.
Se certi versi non ti dicono niente, fai come me: mi arrendo, e mi chiedo se sono talmente stupido da non capire, oppure quei versi sono acqua calda. E, poi, per non essere considerato ignorante, di’ che sono bellissimi e inventati critico impenetrabile. Sarai un intellettuale di grido e, soprattutto, moderno! Se, invece, non temi di essere sincero, di’ la verità.

Ho capito, forse. Ti stai prendendo gioco di me. Bevi questo bicchiere di vino, sperando che non sia acqua calda!

No, è ottimo. È tuo?

È uva del mio vigneto. Tutto opera mia. Dimmi, vino e poesia vanno d’accordo?

Mio nonno, analfabeta totale, conosceva una montagna di poesie a memoria. Un vero miracolo. A ottant’anni aveva dimenticato tutto, tranne le poesie. Le recitava a richiesta. Condizione necessaria un buon bicchiere di vino, accompagnato, ovviamente, da qualche cosa da masticare. Se, poi, era inverno, anche il caminetto acceso. E quel focolare diventava un’antologia poetica aperta. I versi uscivano dalla sua bocca come il vino da una botte panciuta. Il farfugliare della legna la colonna sonora.
La poesia, amico mio, se la sorseggi con eleganza, se sa parlarti e sai ascoltarla, ti inebria lo spirito e ti aiuta, a volte, ad attraversare i deserti del vuoto. Un po’ come questo vino di ottima qualità, guarda, è brillante, ti parla …

Sì, ho capito, però, bisogna saperlo bere: nel fiasco c’è vino d’uva e non versi sciolti.


Vino di versi
di Giovanni Pistoia
25 novembre 2011

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